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Parla Marisa Musu della commissione che sta indagando sui tg

Quando l'informazione
diventà pubblicità occulta

Sotto esame i servizi riguardanti film o dischi

di
Andrea Biondi


Tutto è cominciato con la presentazione di un film. Nell’edizione serale di un tg, viene trasmesso un servizio sull’uscita in Italia de L’uomo senza ombra. Immagini forti; per alcuni inadeguate considerando l’orario e la probabile presenza di minori davanti alla tv.

Il trailer fa scattare una scintilla nella mente di qualche membro del Consiglio nazionale utenti.Il 6 dicembre viene diffuso un comunicato stampa: “Il Cnu ha esaminato alcuni tg delle reti nazionali pubbliche e private. Dopo un’indagine a campione di alcune edizioni, ha rilevato la ricorrente commistione tra informazione e pubblicità in materia di produzione cinematografica e musicale. È accaduto, per esempio, nella presentazione del film ‘L’uomo senza ombra’ dove sono state per di più trasmesse immagini - in prima serata - traumatizzanti per i minori”.

Dal caso concreto è partito un monitoraggio sulla pubblicità occulta e indiretta nei tg, condotto da una commissione ad hoc del Consiglio nazionale degli utenti. Sotto accusa i servizi in cui si parla, spesso con “scarso spirito critico”, di film o dischi prossimi a uscire o da poco sul mercato. Ma i dubbi, anche se non menzionati nel comunicato, riguardano anche i servizi su automobili, motori e simili.

Il Consiglio nazionale degli utenti, con a capo l’ex presidente della Corte costituzionale Ettore Gallo, è stato istituito presso l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni con la legge 249 del 31 luglio 1997. È comunque un organo autonomo, interlocutore diretto del Parlamento e del Governo oltre che della stessa Authority. La nomina dei membri avviene scegliendo fra terne di nomi indicate dalle associazioni più rappresentative degli utenti. E dal 10 aprile, giorno dell’insediamento, più volte il Cnu ha presentato all’Authority presieduta da Enzo Cheli denunce circostanziate su violazioni di legge in materia radiotelevisiva.

“Tante sono anche le lettere e le segnalazioni che associazioni e cittadini fanno arrivare in sede, permettendoci di rilevare infrazioni”, conferma Marisa Musu, giornalista e studiosa dei problemi dell’infanzia. Autrice di alcuni volumi sulla Resistenza alla quale ha partecipato, insignita anche della medaglia d’argento al valor militare, fa parte della commissione incaricata di esaminare i possibili casi d’informazione inquinata da intenti pubblicitari. Un lavoro svolto insieme alla professoressa Laura Sturlese, titolare della cattedra di Diritto pubblico comparato all’Università di Firenze e alla dottoressa Isabella Poli, giornalista e delegata per l’Italia del Bice (Bureau international catholique de l’enfance).

L’informazione che diventa pubblicità è una questione sulla quale si dibatte da sempre e che si gioca in particolar modo sul rapporto di fiducia che va a instaurarsi tra il giornalista, la testata - televisiva, radiofonica o cartacea - e il pubblico. “Siamo al cospetto di un problema sottovalutato. Un’informazione adeguata dal punto di vista etico - continua Marisa Musu - dev’essere innanzitutto trasparente. È necessario stabilire criteri con cui scegliere di cosa occuparsi, anche perché nei tg delle reti nazionali pubbliche e private troppo spesso si parla di film o dischi di scarso valore”.

Secondo una certa teoria solo ciò che è notiziabile diventa reale. Come a dire che una notizia o un prodotto assumono un valore particolare quando su essi si concentra l’attenzione dei media. E allora, conferma Marisa Musu, perché fidarsi delle scalette e delle scelte dei giornalisti? Perché pensare alla buona fede degli operatori della stampa che hanno il potere di portare all’attenzione del pubblico prodotti che, magari per la loro stessa scadente fattura, rimarrebbero nell’anonimato? “In fondo - afferma la giornalista - ci possono essere casi di corruzione che non necessariamente si manifestano con le mazzette”.

La commissione nominata in seno al Cnu nei prossimi mesi fornirà i risultati di questo monitoraggio. Al momento l’unica indiscrezione che è stato possibile raccogliere fa pensare che verranno indicati criteri cui attenersi per fugare ogni dubbio. Potrebbero essere i dati delle vendite, ma anche parametri in base ai quali giudicare il valore dei prodotti.

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(31 gennaio 2001)

   

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