|
Cento anni portati benissimo: esattamente un secolo fa Guglielmo
Marconi riuscì a collegare via etere Europa e America.
Per celebrare la ricorrenza, le voci registrate di Marconi
e della figlia Elettra sono state inviate sulla Luna, un omaggio
a chi ha aperto la strada alle comunicazioni globali. Paolo
Ruffini, direttore del Giornale
radio Rai e di Radio Uno, fa il punto sull'informazione
radiofonica.
Come è cambiato il modo di fare informazione?
Oggi c'è un flusso continuo di informazione. La radio
ci permette di stare continuamente in contatto con il mondo,
da questo punto di vista è un mezzo unico. I giornali
radio tirano le somme su quello che sta succedendo, ma oggi
le informazioni continuano a fluire tra un Gr e l'altro. Credo
che il modello migliore per raccontare la storia mentre si
fa sia proprio un modello radiofonico come quello di "Tutto
il calcio minuto per minuto". La radio permette di
dare tutti gli approfondimenti in tempo reale.
Quindi è questa la forza della radio che continua
a dimostrarsi vincente?
Io ritengo che ognuno di noi nel pensare le proprie giornate
si renda conto di come grazie alla radio può davvero
essere in contatto con il mondo vicino e lontano.
Quali sono invece i problemi per l'informazione radiofonica?
Il primo problema, che non riguarda in specifico l'informazione,
è una regolamentazione dell'etere radiofonico, che
ancora non c'è stata. Ciò comporta un certa
difficoltà di rimanere collegati con la trasmissione
voluta quando ci si sposta in macchina per lunghi tragitti.
Per il resto, credo che l'informazione radiofonica, più
che problemi abbia grandissime opportunità che le vengono
dalle nuove tecnologie.
Infatti il matrimonio con Internet funziona...
Funziona benissimo. I file audio pesano davvero poco, si può
ascoltare la radio con il computer mentre si lavora, e questo
aumenta i potenziali contatti. E poi c'è l'audio
on demand, la possibilità cioè di riascoltare
trasmissioni radiofoniche scaricate da Internet quando si
vuole. Il modo di rapportarsi della radio con Internet è
la testimonianza di quanto la radio sia un mezzo giovane e
di quanto futuro abbia ancora.
A proposito di nuove tecnologie, anche il ruolo del giornalista
radiofonico è cambiato?
Naturalmente. Immaginiamo cos'è il telefonino per un
giornalista: gli permette di essere costantemente in contatto
con studio e regia e di fare interventi in tempo reale. E
poi c'è il digitale: le nostre registrazioni sono su
un file audio, il montaggio può essere fatto al computer
in modo facile e veloce.
(12 dicembre 2001)
[inizio]
[torna alla home page]
|