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Intervista al direttore del Gionale radio Rai e di Radio Uno Paolo Ruffini

Cento anni di radio

L'informazione che cambia, il rapporto con Internet e le nuove tecnologie

di Stefania Zani

Cento anni portati benissimo: esattamente un secolo fa Guglielmo Marconi riuscì a collegare via etere Europa e America. Per celebrare la ricorrenza, le voci registrate di Marconi e della figlia Elettra sono state inviate sulla Luna, un omaggio a chi ha aperto la strada alle comunicazioni globali. Paolo Ruffini, direttore del Giornale radio Rai e di Radio Uno, fa il punto sull'informazione radiofonica.

Come è cambiato il modo di fare informazione?
Oggi c'è un flusso continuo di informazione. La radio ci permette di stare continuamente in contatto con il mondo, da questo punto di vista è un mezzo unico. I giornali radio tirano le somme su quello che sta succedendo, ma oggi le informazioni continuano a fluire tra un Gr e l'altro. Credo che il modello migliore per raccontare la storia mentre si fa sia proprio un modello radiofonico come quello di "Tutto il calcio minuto per minuto". La radio permette di dare tutti gli approfondimenti in tempo reale.

Quindi è questa la forza della radio che continua a dimostrarsi vincente?
Io ritengo che ognuno di noi nel pensare le proprie giornate si renda conto di come grazie alla radio può davvero essere in contatto con il mondo vicino e lontano.

Quali sono invece i problemi per l'informazione radiofonica?
Il primo problema, che non riguarda in specifico l'informazione, è una regolamentazione dell'etere radiofonico, che ancora non c'è stata. Ciò comporta un certa difficoltà di rimanere collegati con la trasmissione voluta quando ci si sposta in macchina per lunghi tragitti. Per il resto, credo che l'informazione radiofonica, più che problemi abbia grandissime opportunità che le vengono dalle nuove tecnologie.

Infatti il matrimonio con Internet funziona...
Funziona benissimo. I file audio pesano davvero poco, si può ascoltare la radio con il computer mentre si lavora, e questo aumenta i potenziali contatti. E poi c'è l'audio on demand, la possibilità cioè di riascoltare trasmissioni radiofoniche scaricate da Internet quando si vuole. Il modo di rapportarsi della radio con Internet è la testimonianza di quanto la radio sia un mezzo giovane e di quanto futuro abbia ancora.

A proposito di nuove tecnologie, anche il ruolo del giornalista radiofonico è cambiato?
Naturalmente. Immaginiamo cos'è il telefonino per un giornalista: gli permette di essere costantemente in contatto con studio e regia e di fare interventi in tempo reale. E poi c'è il digitale: le nostre registrazioni sono su un file audio, il montaggio può essere fatto al computer in modo facile e veloce.

 

 

(12 dicembre 2001)

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