|
Un'iniziativa promossa dall'Ordine regionale
e approvata da quello nazionale. L'annuncio ufficiale c'è
stato solo qualche giorno fa e adesso, Bent Parodi di Belsito,
presidente dell'Ordine siciliano, annuncia orgoglioso: "Quella
di Palermo è la prima scuola di giornalismo all'interno di
un'università statale riconosciuta dall'Ordine e la prima
da Roma in giù". Anche a Napoli la scuola nascerà come biennio
di specializzazione ad indirizzo giornalismo, all'interno
del corso di laurea in Scienze della comunicazione dell'istituto
universitario privato Suor Orsola di Benincasa. Il presidente
dell'Ordine campano, Ermanno Corsi, spera di poter partire
già quest'anno. "L'iniziativa è in fase avanzata, ma non sono
ancora terminate tutte le procedure e gli adempimenti necessari
perché si possa dire ufficialmente che la scuola è nata. L'auspicio
è comunque di partire da settembre-ottobre".
Le due scuole saranno le prime in Italia ad
utilizzare lo schema del 3+2 imposto dalla recente riforma
universitaria. Il biennio di specializzazione in giornalismo,
così come nelle altre scuole di giornalismo riconosciute dall'Ordine,
sarà sostitutivo del praticantato tradizionale (per la durata
di 18 mesi); dopo questo periodo sarà possibile accedere direttamente
all'esame nazionale di giornalista professionista.
Palermo: al via il prossimo autunno
Per accedere ai 15 posti messi a disposizione
ogni anno è previsto il superamento di una selezione. Dal
punto di vista del metodo, oltre alle lezioni teoriche, tenute
da giornalisti e docenti universitari, saranno previsti dei
periodi di tirocinio. "Contrariamente a quanto accade nelle
altre scuole d'Italia - spiega Franco Nicastro, consigliere
dell'Ordine siciliano, docente di giornalismo e capo dell'ufficio
stampa della Regione - non faremo stages solo nel periodo
estivo. Abbiamo una serie di convenzioni con diverse testate
giornalistiche che, a rotazione, ospiteranno in pianta stabile
i nostri allievi". Il periodo del praticantato sarà diviso
in quattro segmenti: due di quattro mesi e due di cinque;
così ad esempio "chi farà i primi mesi al Giornale di Sicilia,
passerà poi all'Ansa", aggiunge Nicastro.
Ogni giorno gli studenti di Palermo faranno
quindi lezioni teoriche e pratica in redazione, oltre che
nella testata della facoltà che si chiama "Ateneo Palermitano".
"Intanto - aggiunge Bent Parodi di Belsito, presidente dell'Ordine
siciliano - grazie a una convenzione con il Rettore, l'Ordine
ha concesso il praticantato anche ai primi 3 o 4 studenti
che si laureeranno quest'anno con il vecchio sistema". Un'iniziativa,
quella della scuola di Palermo, che ha per Bent Parodi anche
"una valenza politica, visto che aiuteremo questi ragazzi
a restare in Sicilia". Con l'obiettivo, di formare le nuove
leve del giornalismo isolano.
Napoli: in attesa di riconoscimento
La scuola nascerà sullo stesso schema di quella
di Palermo. "Cercheremo di seguire il loro esempio - spiega
il presidente dell'Ordine campano, Ermanno Corsi - facendo
girare i nostri allievi nelle redazioni napoletane, magari
non ogni giorno, ma comunque molto spesso". Si tratta del
primo esperimento del genere: le altre scuole prevedono periodi
di stages solo per il periodo estivo o, al massimo, durante
le vacanze di Natale e Pasqua.
Nel 1990 le scuole di giornalismo nacquero,
infatti, come alternativa al praticantato tradizionale, considerato
poco utile e formativo. Il punto era: nelle redazioni nessuno
(o quasi) è disposto a perder tempo per insegnare il mestiere
e il periodo di praticantato si trasforma spesso in autodidattismo.
Inoltre favorisce la specializzazione in un settore (chi fa
cronaca è difficile che, dopo due mesi, passi agli esteri)
e in un mezzo di comunicazione: radio, tv o giornalismo scritto
che sia. Per non parlare poi dell'etica. Cosa sia giusto fare
e cosa no, un giovane spesso può solamente dedurlo: alcune
volte con successo, altre meno. Le scuole di giornalismo vennero
costituite tentando di colmare tutte le mancanze del praticantato
tradizionale. A Palermo e Napoli, invece, saranno privilegiate
le esperienze nelle redazioni esterne rispetto alla teoria
e alla pratica insegnate a scuola.
Ma Corsi replica: "All'università gli allievi
impareranno il sapere, nelle redazioni esterne e nelle testate
di laboratorio il saper fare. Visto che a Napoli c'è la possibilità
di frequentare le redazioni esterne non vedo perché non dovremmo
farlo. Questo non vuol dire ricalcare il praticantato tradizionale,
ma semmai fornire un valore aggiunto. Anzi gli allievi potranno
confrontare il lavoro svolto nella testata della scuola con
quello dei professionisti". Per questo, a Napoli, è stata
creata e registrata una rivista universitaria, una testata-laboratorio
appunto, che si chiamerà "Inchiostro". "Individuati - spiega
Corsi - alcuni locali dell'istituto Suor Orsola, adesso si
sta procedendo all'installazione delle tecnologie necessarie.
Le postazioni computer, il salone redazionale, uno studio
audiovisivo e i supporti amministrativi".
Iniziata anche la fase realizzativa delle strutture
tecniche, adesso l'Istituto aspetta solo il via libera ufficiale.
Il rettore, Francesco De Sanctis, si mostra fiducioso: "Abbiamo
ricevuto dall'Ordine una lettera in cui ci hanno detto che,
per ragioni indipendenti dal contenuto della nostra domanda,
non potevano darci una risposta immediata, ma che guardavano
all'iniziativa con molto favore. Speriamo comunque di partire
l'anno prossimo". Il numero di allievi ammessi ogni anno non
dovrebbe essere superiore a quindici, mentre le tasse potrebbero
aggirarsi intorno ai 5 milioni annui. Un costo più elevato
rispetto a quello di Palermo (dove, per accedere al corso,
si pagheranno le normali tasse universitarie), giustificato,
sostiene Corsi, "dall'impegno finanziario del Suor Orsola
per la realizzazione delle strutture".
(8 maggio 2001)
[inizio]
[torna alla home page]
|