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Dall'inizio dell'anno chiusi dieci organi di informazione

"Pulizia mediatica" in Serbia

L'appello di "Reporters sans frontièrs"

di
Elisabetta Fusconi


In Serbia la libertà di informazione è ancora in pericolo. A lanciare l’allarme è l’associazione francese "Reporters sans frontièrs", che si appella ai rappresentanti della comunità internazionale e in particolare a Jiri Diesenber, commissario speciale delle Nazioni unite per i diritti dell’uomo in ex Iugoslavia, perché mettano fine alla repressione contro i media indipendenti serbi.

Dall’inizio dell’anno - denuncia "Reporters sans frontièrs" – dieci organi di informazione sono stati chiusi e almeno venti hanno subito pressioni e minacce dal governo di Slobodan Milosevic. Gli utlimi episodi risalgono a pochissimi giorni fa: il 18 marzo gli ispettori del ministero federale delle Telecomunicazioni hanno bloccato i ripetitori dell’emittente radiotelevisiva di Kraljevo (100 chilometri a sud di Belgrado), città controllata dall’opposizione, impedendo così a quasi 800.000 persone di seguire le sue trasmissioni. Da allora, ogni giorno, circa 10.000 persone hanno manifestato contro questo provvedimento. Due giorni dopo è stata chiusa la televisione di Pirot, una città di 70.000 abitanti nella Serbia sudorientale.

Il 12 marzo, malgrado le proteste degli abitanti della città, sono state sospese le trasmissioni dell’emittente radiotelevisiva di Pozega. L’8 marzo il ministro delle Telecomunicazioni ha fatto chiudere "Boum 93", una radio privata di Pozarevac, 60 chilometri a est di Belgrado. Il giorno dopo sono state sospese le trasmissioni di due media privati di Cuprija (100 chilometri a sud di Belgrado), la radio "Tir" e il gruppo televisivo "Nemanja".
A Nis, seconda città del paese, il network televisivo "Tv 5" rischia la chiusura. L’esercito iugoslavo, proprietario della sede, ha intimato alla direzione di lasciare i locali, al più tardi entro il 25 aprile. Secondo i responsabili del network, "Tv 5" aveva firmato un contratto di affitto di dieci anni.

Ma gli attacchi alla libertà di stampa sono in atto già da diversi mesi. Il 29 gennaio è stata saccheggiata la sede della redazione regionale di Kragujevac del quotidiano "Blic". A metà febbraio è stata rubata parte delle attrezzature del giornale "Novine Vranjske". Il 6 marzo alla sede di Belgrado del network televisivo "Studio B", controllato dal Movimento serbo di opposizione per il rinnovamento (Spo), sono stati commessi atti di vandalismo da persone con indosso l’uniforme della polizia.
"Reporters sans frontièrs" ha inoltre portato all’attenzione della comunità internazionale i casi di molti quotidiani e periodici a cui sono state inflitte multe elevate, in virtù di presunte violazioni alla legge sull’informazione, in vigore dal 1998. E a metà marzo il ministro delle Telecomunicazioni ha ordinato a più di 200 stazioni radiofoniche e televisive di pagare entro la fine del mese un canone per l’utilizzo delle frequenze di emissione, pena la chiusura.

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(23 marzo 2000)

   

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