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'Tomorrow Times': ha uno staff di 200 redattori

Giornalisti on line made in Taiwan

Tredici i cinesi autorizzati da Pechino

di
Filomena Greco


E’ nell’isola di Taiwan una delle redazioni on line più grandi del mondo: si tratta del ‘Tomorrow Times’, quotidiano elettronico in rete da martedì scorso all’indirizzo www.tTimes.com.tw. Ha uno staff di 200 giornalisti, tanti da far impallidire la concorrenza asiatica e gli editori occidentali. Proprio nel ‘Tomorrow Times’ lavoreranno, inoltre, i primi tredici giornalisti on line di nazionalità cinese riconosciuti dal governo di Pechino.
Per ora vale 170 milioni di dollari, ma i due principali investitori del ‘Tomorrow Times’ contano di portare il loro investimento a 400 o 500 milioni entro luglio.

Il newspaper on line, in lingua cinese, è nato per ‘trascinare’ lettori dalla carta stampata al web. Il direttore responsabile, Eric Chang, ha basato la sua strategia su un aggiornamento continuo del sito, diciotto volte ogni ora, per permettere ai lettori un aggiornamento continuo e in tempo reale. "Molte persone che lavorano in ufficio – ha detto Chang in un’intervista all’agenzia Reuters – difficilmente comprano il giornale: si stanno abituando a cercare informazioni direttamente in rete, mentre lavorano". Addio quotidiani, allora? "Penso – continua Chang – che i giornali non scompariranno mai. Semplicemente perderanno importanza".

Nei primi sei mesi di vita le maggiori entrate del ‘Tomorrow Times’ arriveranno dalla pubblicità e dalla vendita di contenuti ad altri siti cinesi. A partire da luglio, invece, la carta vincente sarà il commercio on line. Per i primi guadagni bisognerà naturalmente aspettare uno o due anni.

Il futuro del ‘Tomorrow Times’, assicura Chang, non è solo Taiwain, ma è anche la Cina: "Parlare di una edizione cinese è ancora prematuro, ma questo è il nostro obiettivo a lungo termine". Anche se per adesso il giornale on line di Taiwan preferisce non stuzzicare troppo i concorrenti cinesi: il business con la madre patria, almeno all’inizio, si baserà sulla fornitura di notizie limitatamente al settore delle tecnologie e dello spettacolo, così da non far arrabbiare troppo i gestori dei portali cinesi.

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(21 febbraio 2000)

   

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