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Da due mesi in agitazione e assemblea permanente: la redazione chiede chiarezza

Tmc: sotto il cielo di un futuro incerto

Tra voci e smentite procede la costruzione del terzo polo dell'informazione televisa italiana

di Mario Taliani de Marchio

"Deve essere chiaro in ogni caso che chiunque si trovi in futuro ad assumere la guida dell'informazione di Telemontecarlo non può e non deve certamente partire da zero. I 15 anni di lavoro quotidiano dei 75 giornalisti di Tmc ne sono la prova più evidente". Ha un piglio battagliero la dichiarazione del comitato di redazione dei giornalisti di quello che promette di essere il terzo polo televisivo italiano, ma che, per il momento, naviga ancora il mare incerto che separa ogni "dire" dal fare.

Di certo, per ora, c'è che la redazione, da 2 mesi in stato di agitazione e assemblea permanente, chiede "chiarezza sul futuro", in una situazione che definiscono "di indeterminatezza editoriale". Il tono un po' allarmato del comunicato si stempera nella voce di Luciana Araujo, del Cdr: "Abbiamo chiesto e ottenuto garanzie sul destino dei giornalisti, 80 in tutto, che lavorano qui da noi. Certo c'è un clima di grande fibrillazione, e anche un po' di preoccupazione. Non è piacevole venire sempre a sapere dei fatti che riguardano il nostro futuro da fonti non ufficiali, da indiscrezioni. Comunque non ci saranno licenziamenti. Dal 1 maggio, poi, comincerà a trasmettere, sulle nostre frequenze, Mtv e i notiziari del canale musicale, già forniti da ReteA, saranno da noi potenziati. Una parte della redazione news si occuperà dell'informazione sul canale "giovane" per eccellenza".

Ad alimentare il clima di incertezza ci pensano, del resto, i colleghi delle altre testate: il terzo polo ha già cominciato a popolarsi. Di indiscrezioni e voci, per ora, ma i nomi fatti sono di peso: Mentana, Lerner, Santoro… abbastanza per alzare gli occhi dal computer e chiedersi che partita si stia giocando ai piani più alti. Il gruppo dirigenziale già insediato conta: Roberto Giovalli alla direzione di rete, Giuseppe Ferrauto come direttore generale (tutti e due ex-Mediaset), Mario Brugola per quanto riguarda la pubblicità ( questi ex-Rai, nonché Mediaset) e, al vertice, Ernesto Mauri come amministratore delegato.

E la politica? La politica c'entra, ovviamente. "Il vero spartiacque - prosegue Luciana Araujo - saranno le elezioni. L'impressione è che difficilmente avremo certezze, per quanto riguarda l'organigramma, prima degli esiti del voto. Una vincita della destra potrebbe spingere qui da noi alcuni dei nomi sussurrati in questi giorni, non più a loro agio nella Rai".

Un plot intricato, insomma, nel quale la suspence non mancherà fino alla fine. "Una cosa è certa - e qui la fermezza della voce del membro del Cdr vibra con l'ottimismo di chi, in fondo, non vede l'ora di poter abbassare la guardia - facciamo telegiornali dall'86, abbiamo conosciuto la cassa integrazione, problemi tecnici che non fanno arrivare il segnale in tutta Italia, e crisi anche profondissime. Ma questa può davvero essere la nostra rampa di lancio. Colaninno e Pelliccioli ce lo hanno promesso".

(27 aprile 2001)

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