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C'era una volta il giornale di carta che apriva
un sito internet. Il primo in Italia fu il
Manifesto, ben presto seguito da tutti gli altri (quotidiani
o periodici che fossero). Ma in rete trovavano posto anche
una serie di iniziative lì nate e lì, nelle intenzioni degli
ideatori, destinate a crescere. Le prime erano, ça va sans
dire, statunitensi. Ed è da oltreoceano che arriva anche l'inversione
di tendenza: giornali nati in rete che si trasferiscono su
carta. È il caso di Slate.com,
la pubblicazione finanziata dalla Microsoft (che in rete fornisce
anche una versione audio) e di Inside.com,
nata un anno fa, diretta da Michael Hirschorn, che puntava
a raggiungere 30 mila abbonamenti entro il 2001 e 100.000
per il 2003. Previsioni che si sono rivelate utopistiche.
Inside è diventata una rivista su carta patinata, ma, a quanto
pare, anche questa non è destinata a durare. La nuova proprietà
(una società controllata dalla casa editrice Primedia) sembra
intenzionata a chiudere, almeno momentaneamente il sito (che
già lavora a ritmo molto rallentato rispetto al passato) e
l'edizione cartacea, per lanciare un mensile (Inside Content)
l'anno prossimo, anche se su questo punto l'amministratore
delegato Steven Brill, frena.
Le webzine che chiudono non si contano più,
si tratta in prevalenza di piccoli progetti poco più che velleitari,
ma anche i grandi non se la passano bene. Wall
Street Journal e New
York times hanno ridotto drasticamente il personale, la
News Corp.
di Rupert Murdoch ha chiuso del tutto la divisione on line.
Il problema è il solito, nessuno ha ancora trovato il modo
di far quadrare i conti in Internet: gli inserzionisti pubblicitari
non hanno avuto i ritorni sperati e sono sempre meno disposti
a investire risorse sull'on line; di ricavi dagli utenti neanche
a parlarne, l'abitudine a trovare tutto gratis è recente ma
ben radicata, ancora molto pochi sono gli internauti disposti
a pagare per ricevere informazioni. Disponibile all'acquisto
di notizie è soprattutto chi ricerca informazioni molto specifiche,
come quelle finanziarie in tempo reale.
Che la crisi (il cosiddetto "scoppio della bolla
internet") sia arrivata anche in Europa non è un segreto,
resta da vedere se anche le webzine del vecchio continente
seguiranno quelle americane nel passaggio dalla rete all'edicola.
Operazione difficile in mercati poco dinamici com'è, in particolare,
quello italiano.
(14 maggio 2001)
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