| Un
enorme parallelepipedo lungo 70 metri e alto 15. È
il nuovo magazzino della Benelli Armi. Definito un “ecomostro"
da Legambiente, la struttura sorgerà nella valle
sotto il Colle dei Cappuccini e il piano del Mercatale,
l'antico terrapieno sopra cui si alzano le mura roveresche
e il Palazzo Ducale.
La Benelli chiede e ottiene. Secondo il vice sindaco
Lino Mechelli: "Sarebbe una gravissima responsabilità
non concedere un ampliamento strategico ad un'azienda
cui sono legate all'incirca 700 famiglie della zona".
La fabbrica è cresciuta molto negli ultimi anni,
con 250 operai, cui si aggiungono oltre 550 persone
impiegate nell'indotto e nuove commesse vinte con i
Marines americani.
La vicenda ha avuto inizio durante la precedente giunta
comunale. La fabbrica di armi nella città della
pace chiedeva il permesso per costruire un deposito
automatizzato alto ben 21 metri. Un progetto giudicato
inaccettabile, immediatamente ridimensionato a 15 metri
con il parere favorevole della Commissione edilizia,
secondo la quale non c'è danno ambientale e non
è necessaria alcuna schermatura con il verde
per abbassare l'impatto paesaggistico. Anzi, si tenta
di far passare il progetto come un'opera d'arte. Nel
testo della proposta originale si legge: "L'impianto
industriale è un elemento innovativo che si inserisce
nel paesaggio naturale circostante. A tal fine si propone
non una scelta mimetica che camuffi la facciata, ma
un rivestimento che ne valorizzi la superficie".
E' prevista una copertura metallica ideata da Paolo
Icaro, con fori che produrranno un effetto pioggia diurno
e proietteranno luce di notte, moltiplicando la visibilità
dell'edificio anche da lontano.
A settembre dell'anno scorso, il nuovo consiglio comunale
ha deliberato a maggioranza per la modifica del piano
regolatore di De Carlo. Per una volta sono tutti d'accordo:
DS, Margherita, Socialisti, Gruppo Misto, An e Udc.
Un solo voto contrario, quello dei Verdi e due astenuti
di Rifondazione Comunista.
Ma l'approvazione ha scontentato le associazioni ambientaliste
che sono scese in campo contro i produttori di armi
e la debolezza delle istituzioni. Dietro la scusa della
mancanza di sicurezza per i lavoratori, la Benelli minacciava
la chiusura della fabbrica e lo spostamento a Brescia,
dove era già pronto un capannone di 1100 mq.
Ma il vice sindaco modera i toni: "Si è
trattato solo di uno slogan. E' chiaro che un nostro
rifiuto a priori li avrebbe dirottati su quella città
dove già sono presenti. Però non l'hanno
fatta pesare come una minaccia. Ci sarebbero costi anche
per loro a chiudere qui e aprire altrove. L'importante
è che non ci si metta di traverso provocando
gravi danni alla città. Qui non si svende nulla.
Urbino deve sempre trovare un equilibrio: conservare
un patrimonio straordinario e andare incontro alle richieste
della modernità per non diventare solo un museo".
Tanto è bastato perché la giunta fosse
accusata di aver tradito le promesse fatte: la struttura
contrasta in modo evidente con quei criteri di sviluppo
sostenibile che la città si è data con
la firma dei protocolli di Agenda 21 e Carta della Terra,
principi citati in ogni pubblicazione dell'amministrazione.
A novembre il clima era esasperato. Il Comitato cittadino
da un lato e i vertici aziendali dall'altro, con il
sindaco Corbucci a tentare una mediazione: "Massimo
impegno a favore della Benelli Armi, azienda fondamentale
per l'economia del territorio".
La situazione è arrivata alla svolta dopo la
defezione di due assessori del Consiglio che si sono
schierati dalla parte degli oppositori. Demeli di Rifondazione
Comunista e Santini dei Verdi, assieme a varie associazioni,
hanno presentato un esposto alla Sovrintendenza per
i beni artistici e storici delle Marche. L'autorità
si è dichiarata non competente in materia. I
Verdi hanno così deciso di rivolgersi direttamente
a Roma con un'interrogazione parlamentare al ministro
per i Beni culturali, provocando la reazione di tutti
i soggetti coinvolti.
La Benelli ha rilanciato accettando di abbassare di
2,10 metri il capannone. Il 7 febbraio la Commissione
edilizia ha approvato la modifica che, secondo il Comune,
comporterà per la fabbrica un costo aggiuntivo
di 3-400.000 euro.
La revisione al ribasso non ha però placato le
polemiche in quella che gli ambientalisti di Lupus in
fabula ha definito “città delle contraddizioni”.
La città della pace che vive grazie ad una fabbrica
di armi, dove la tradizionale manifestazione atletica
Vivicittà annovera tra i patrocinanti Amnesty
International ed Emergency sotto lo sponsor della Benelli
Armi. Di certe sponsorizzazioni evidentemente non si
può fare a meno. Il vice sindaco Lino Mechelli
suggerisce una possibile via d'uscita: "Mi auguro
che quella fabbrica sia riconvertita. Non più
cannoni, magari aratri. Ma non è Urbino a poter
risolvere il problema della pace".
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