Urbino, 18 Marzo 2005
IL NUOVO DEPOSITO DELLA BENELLI
La fabbrica delle armi cresce, il comune si accorda per un magazzino più basso
di Alessia Gizzi

Foto aerea della situazione attuale dello stabilimentoUn enorme parallelepipedo lungo 70 metri e alto 15. È il nuovo magazzino della Benelli Armi. Definito un “ecomostro" da Legambiente, la struttura sorgerà nella valle sotto il Colle dei Cappuccini e il piano del Mercatale, l'antico terrapieno sopra cui si alzano le mura roveresche e il Palazzo Ducale.
La Benelli chiede e ottiene. Secondo il vice sindaco Lino Mechelli: "Sarebbe una gravissima responsabilità non concedere un ampliamento strategico ad un'azienda cui sono legate all'incirca 700 famiglie della zona".
La fabbrica è cresciuta molto negli ultimi anni, con 250 operai, cui si aggiungono oltre 550 persone impiegate nell'indotto e nuove commesse vinte con i Marines americani.
La vicenda ha avuto inizio durante la precedente giunta comunale. La fabbrica di armi nella città della pace chiedeva il permesso per costruire un deposito automatizzato alto ben 21 metri. Un progetto giudicato inaccettabile, immediatamente ridimensionato a 15 metri con il parere favorevole della Commissione edilizia, secondo la quale non c'è danno ambientale e non è necessaria alcuna schermatura con il verde per abbassare l'impatto paesaggistico. Anzi, si tenta di far passare il progetto come un'opera d'arte. Nel testo della proposta originale si legge: "L'impianto industriale è un elemento innovativo che si inserisce nel paesaggio naturale circostante. A tal fine si propone non una scelta mimetica che camuffi la facciata, ma un rivestimento che ne valorizzi la superficie".
E' prevista una copertura metallica ideata da Paolo Icaro, con fori che produrranno un effetto pioggia diurno e proietteranno luce di notte, moltiplicando la visibilità dell'edificio anche da lontano.
A settembre dell'anno scorso, il nuovo consiglio comunale ha deliberato a maggioranza per la modifica del piano regolatore di De Carlo. Per una volta sono tutti d'accordo: DS, Margherita, Socialisti, Gruppo Misto, An e Udc. Un solo voto contrario, quello dei Verdi e due astenuti di Rifondazione Comunista.
Ma l'approvazione ha scontentato le associazioni ambientaliste che sono scese in campo contro i produttori di armi e la debolezza delle istituzioni. Dietro la scusa della mancanza di sicurezza per i lavoratori, la Benelli minacciava la chiusura della fabbrica e lo spostamento a Brescia, dove era già pronto un capannone di 1100 mq. Ma il vice sindaco modera i toni: "Si è trattato solo di uno slogan. E' chiaro che un nostro rifiuto a priori li avrebbe dirottati su quella città dove già sono presenti. Però non l'hanno fatta pesare come una minaccia. Ci sarebbero costi anche per loro a chiudere qui e aprire altrove. L'importante è che non ci si metta di traverso provocando gravi danni alla città. Qui non si svende nulla. Urbino deve sempre trovare un equilibrio: conservare un patrimonio straordinario e andare incontro alle richieste della modernità per non diventare solo un museo".
Tanto è bastato perché la giunta fosse accusata di aver tradito le promesse fatte: la struttura contrasta in modo evidente con quei criteri di sviluppo sostenibile che la città si è data con la firma dei protocolli di Agenda 21 e Carta della Terra, principi citati in ogni pubblicazione dell'amministrazione.
A novembre il clima era esasperato. Il Comitato cittadino da un lato e i vertici aziendali dall'altro, con il sindaco Corbucci a tentare una mediazione: "Massimo impegno a favore della Benelli Armi, azienda fondamentale per l'economia del territorio".
La situazione è arrivata alla svolta dopo la defezione di due assessori del Consiglio che si sono schierati dalla parte degli oppositori. Demeli di Rifondazione Comunista e Santini dei Verdi, assieme a varie associazioni, hanno presentato un esposto alla Sovrintendenza per i beni artistici e storici delle Marche. L'autorità si è dichiarata non competente in materia. I Verdi hanno così deciso di rivolgersi direttamente a Roma con un'interrogazione parlamentare al ministro per i Beni culturali, provocando la reazione di tutti i soggetti coinvolti.
La Benelli ha rilanciato accettando di abbassare di 2,10 metri il capannone. Il 7 febbraio la Commissione edilizia ha approvato la modifica che, secondo il Comune, comporterà per la fabbrica un costo aggiuntivo di 3-400.000 euro.
La revisione al ribasso non ha però placato le polemiche in quella che gli ambientalisti di Lupus in fabula ha definito “città delle contraddizioni”. La città della pace che vive grazie ad una fabbrica di armi, dove la tradizionale manifestazione atletica Vivicittà annovera tra i patrocinanti Amnesty International ed Emergency sotto lo sponsor della Benelli Armi. Di certe sponsorizzazioni evidentemente non si può fare a meno. Il vice sindaco Lino Mechelli suggerisce una possibile via d'uscita: "Mi auguro che quella fabbrica sia riconvertita. Non più cannoni, magari aratri. Ma non è Urbino a poter risolvere il problema della pace".

Il contesto, le polemiche,
i documenti
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Il nuovo deposito della Benelli
(di Alessia Gizzi)
Intervista al Presidente della Benelli Armi SpA, Luigi Moretti
(di Luca Dello Iacovo)
L'interrogazione parlamentare presentata da Marco Lion contro la costruzione del deposito (Verdi)
(di Luca Domenichini)
L'importanza della Benelli a Urbino: lavoro, territorio, affari
(di Francesco Magnani)
Il gruppo Beretta: la holding italiana delle armi
(di Salvatore Lussu)
Benelli: storia di un marchio italiano
(di Lorenzo Luzi)
Il commercio delle armi italiane nel mondo e la legislazione vigente
(di Luisida De Ieso)