Il canile non verrà ampliato
Uno a zero per gli ambientalisti. La Conferenza dei servizi
del 20 aprile scorso la vincono di misura gli oppositori
del canile di Volpetella. “Abbiamo respinto il progetto
di ampliamento presentato dai proprietari – dichiara
il sindaco di Cagli Domenico Papi, al termine della riunione – e
anche se riteniamo di dover concedere l’ampliamento,
chiediamo una nuova progettazione che tenga conto del rispetto
rigoroso della legge, sia per quanto riguarda la struttura,
sia sotto l’aspetto sanitario e di buon vicinato”.
Sulla breccia, dietro il cancello
Il canile di Volpetella si trova pochi chilometri passato
Cagli, lungo la strada che porta a Pergola. La strada sale,
sterrata in mezzo alle colline. Il paese non è lontano,
ma appena imboccata la strada brecciata non si vedono più i
caseggiati dei contadini. Difficile credere che più avanti
ci sia un canile. Si sale ancora, la strada si fa ripida,
quando sulla destra ci si trova davanti un cancello, dietro
il quale si intravede, a cento metri di distanza, una vecchia
stalla, e qualche altro capannone senza muri. Nelle vicinanze
ci sono due agriturismo. L’unico rumore che si sente è il
latrare dei cani in lontananza.
Il “canile-lager”
Il 26 febbraio scorso l’ispettrice della polizia di
Urbino Patrizia Venarini ha fatto ingresso nel canile, accompagnata
dalle guardie zoofile dell’Enpa, l’Ente nazionale
protezione animali, e da una veterinaria di Porto Recanati.
Pochi giorni dopo sono partite le indagini. Il commissariato
di Urbino ha depositato una notizia di reato alla procura.
Il reato: maltrattamento di animali, con perplessità riguardo
allo smaltimento delle acque reflue.
Tra menzogna e verità
Pochi minuti di attesa davanti al cancello. Arriva Walter
Caselli, il padre del proprietario del canile. “Quello
che hanno detto alcuni giornalisti sono tutte falsità.
Ci hanno dato la colpa di cose che dipendevano dal maltempo”,
ha detto Caselli.
La sottile linea tra legge e realtà
Dopo il commissariato di Urbino, anche l’Enpa interviene. “Abbiamo
notificato al canile nove verbali di carattere amministrativo”,
dice Simone Casadei, il presidente provinciale. L’edificio
che contiene i box per i cani – una vecchia stalla
allargata di 1800 metri quadrati per 270 cani – non è per
metà scoperto come prevede la legge. I box stessi,
in particolare quelli dentro alla stalla, hanno il tetto
coperto. All’interno di ogni box, ai cani non sono
assegnati i quattro metri quadrati di spazio ciascuno assegnati
loro dalla legge. Il pavimento non ha una pendenza sufficiente
da far scorrere il bagnato (acqua e urine) nei canaletti
laterali. E il numero di cani segnati nel registro di carico
scarico, è superiore al numero effettivo di cani presenti.
Amore e maltrattamenti
“Non è vero che i cani non hanno abbastanza
spazio – dice Caselli – e non è vero
che il pavimento non ha una pendenza da permettere lo
scolo del bagnato. E i cani che vivono dentro la stalla,
stanno meglio di quelli fuori, in particolare d’estate,
quando il tetto li protegge dal caldo. E mi dispiace
sopra tutto quando mi dicono che maltratto gli animali.
Questo lavoro non lo si fa se non li si ama”.
La notizia arriva in procura (Aprile 2005)
Ai primi di aprile anche l’Enpa decide di depositare
alla procura notizia di reato per maltrattamento, sollevando
altre perplessità: truffa ai danni della pubblica
amministrazione, presenza di tracce di un derivato dell’amianto.
Per questi reati il giudice potrebbe decidere per il sequestro
degli animali. E’ segnalato alla procura anche Paolo
Coli, il direttore sanitario della Asur che nel 2002 aveva
concesso il certificato di idoneità per il canile.
La proposta degli animalisti
Bar Furlo, tredici chilometri da Cagli verso Urbino. Andrea
Pellegrini, consulente di Lupus in fabula: “Se ci
fosse la possibilità, noi avremmo il personale per
gestire il canile. Non chiediamo che i Caselli se ne vadano,
potrebbero restare anche con noi”. I soldi non sembrano
un problema. Ogni cane rende 2,07 euro più Iva al
giorno, circa ottanta euro al mese, per un totale che si
dice si aggiri attorno ai tredici mila euro al mese. Soldi
sicuri, pagati dai Comuni dove i cani sono stati accalappiati.
I correttivi
A fine marzo il giudice Enrico Zampetti della procura di
Urbino ha chiesto a Paolo Coli, di dare un parere da esperto
sul problema del “benessere animale” dei cani
di Cagli. Il 1° marzo scorso, in una lettera indirizzata
all’ispettrice Venarini, Coli aveva scritto: “E’ gioco
forza mediare, cercando di migliorare nel tempo le strutture
non adeguate e correggere quei comportamenti gestionali
difformi dalle norme, senza ricorrere a forme drastiche
di repressione, quale la chiusura totale o parziali di
strutture, che ripeto, sono indispensabili”.
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