Cronaca. Un canile della provincia di Pesaro e Urbino è stato messo sotto inchiesta per maltrattamento di animali e truffa ai danni della pubblica amministrazione. Le accuse più gravi riguardano anche l'edificio, che non è regolamentare. La Asur di Urbino, dopo aver concesso nel 2002 l'autorizzazione, difende i proprietari, che hanno chiesto di poter ampliare il canile. Ma il Comune lo scorso 20 aprile, ha respinto il progetto. Ricostruiamo il caso del "canile-lager" di Cagli, di cui si è molto parlato anche in televisione (Tg3, Studio Aperto) e sulla stampa nazionale (Il Messaggero, Il Giorno, Panorama).

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La "lettera del cane Bill"
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Il canile non verrà ampliato
Uno a zero per gli ambientalisti. La Conferenza dei servizi del 20 aprile scorso la vincono di misura gli oppositori del canile di Volpetella. “Abbiamo respinto il progetto di ampliamento presentato dai proprietari – dichiara il sindaco di Cagli Domenico Papi, al termine della riunione – e anche se riteniamo di dover concedere l’ampliamento, chiediamo una nuova progettazione che tenga conto del rispetto rigoroso della legge, sia per quanto riguarda la struttura, sia sotto l’aspetto sanitario e di buon vicinato”.

Sulla breccia, dietro il cancello
Il canile di Volpetella si trova pochi chilometri passato Cagli, lungo la strada che porta a Pergola. La strada sale, sterrata in mezzo alle colline. Il paese non è lontano, ma appena imboccata la strada brecciata non si vedono più i caseggiati dei contadini. Difficile credere che più avanti ci sia un canile. Si sale ancora, la strada si fa ripida, quando sulla destra ci si trova davanti un cancello, dietro il quale si intravede, a cento metri di distanza, una vecchia stalla, e qualche altro capannone senza muri. Nelle vicinanze ci sono due agriturismo. L’unico rumore che si sente è il latrare dei cani in lontananza.

Il “canile-lager”
Il 26 febbraio scorso l’ispettrice della polizia di Urbino Patrizia Venarini ha fatto ingresso nel canile, accompagnata dalle guardie zoofile dell’Enpa, l’Ente nazionale protezione animali, e da una veterinaria di Porto Recanati. Pochi giorni dopo sono partite le indagini. Il commissariato di Urbino ha depositato una notizia di reato alla procura. Il reato: maltrattamento di animali, con perplessità riguardo allo smaltimento delle acque reflue.

Tra menzogna e verità
Pochi minuti di attesa davanti al cancello. Arriva Walter Caselli, il padre del proprietario del canile. “Quello che hanno detto alcuni giornalisti sono tutte falsità. Ci hanno dato la colpa di cose che dipendevano dal maltempo”, ha detto Caselli.

La sottile linea tra legge e realtà
Dopo il commissariato di Urbino, anche l’Enpa interviene. “Abbiamo notificato al canile nove verbali di carattere amministrativo”, dice Simone Casadei, il presidente provinciale. L’edificio che contiene i box per i cani – una vecchia stalla allargata di 1800 metri quadrati per 270 cani – non è per metà scoperto come prevede la legge. I box stessi, in particolare quelli dentro alla stalla, hanno il tetto coperto. All’interno di ogni box, ai cani non sono assegnati i quattro metri quadrati di spazio ciascuno assegnati loro dalla legge. Il pavimento non ha una pendenza sufficiente da far scorrere il bagnato (acqua e urine) nei canaletti laterali. E il numero di cani segnati nel registro di carico scarico, è superiore al numero effettivo di cani presenti.

Amore e maltrattamenti
“Non è vero che i cani non hanno abbastanza spazio – dice Caselli – e non è vero che il pavimento non ha una pendenza da permettere lo scolo del bagnato. E i cani che vivono dentro la stalla, stanno meglio di quelli fuori, in particolare d’estate, quando il tetto li protegge dal caldo. E mi dispiace sopra tutto quando mi dicono che maltratto gli animali. Questo lavoro non lo si fa se non li si ama”.

La notizia arriva in procura (Aprile 2005)
Ai primi di aprile anche l’Enpa decide di depositare alla procura notizia di reato per maltrattamento, sollevando altre perplessità: truffa ai danni della pubblica amministrazione, presenza di tracce di un derivato dell’amianto. Per questi reati il giudice potrebbe decidere per il sequestro degli animali. E’ segnalato alla procura anche Paolo Coli, il direttore sanitario della Asur che nel 2002 aveva concesso il certificato di idoneità per il canile.

La proposta degli animalisti
Bar Furlo, tredici chilometri da Cagli verso Urbino. Andrea Pellegrini, consulente di Lupus in fabula: “Se ci fosse la possibilità, noi avremmo il personale per gestire il canile. Non chiediamo che i Caselli se ne vadano, potrebbero restare anche con noi”. I soldi non sembrano un problema. Ogni cane rende 2,07 euro più Iva al giorno, circa ottanta euro al mese, per un totale che si dice si aggiri attorno ai tredici mila euro al mese. Soldi sicuri, pagati dai Comuni dove i cani sono stati accalappiati.

I correttivi
A fine marzo il giudice Enrico Zampetti della procura di Urbino ha chiesto a Paolo Coli, di dare un parere da esperto sul problema del “benessere animale” dei cani di Cagli. Il 1° marzo scorso, in una lettera indirizzata all’ispettrice Venarini, Coli aveva scritto: “E’ gioco forza mediare, cercando di migliorare nel tempo le strutture non adeguate e correggere quei comportamenti gestionali difformi dalle norme, senza ricorrere a forme drastiche di repressione, quale la chiusura totale o parziali di strutture, che ripeto, sono indispensabili”.