| Quando nella primavera del 1993 il
professor Samuel Huntington scrisse sul Foreign Affairs il famoso articolo
“Scontro di civiltà?”, sicuramente non immaginava
che la diplomazia di mezzo mondo, prima o poi, si sarebbe accapigliata
sul bianco e sul nero di una vignetta. La pubblicazione di dodici caricature
di Maometto sul quotidiano danese Jyllands-Posten ha aperto un vaso
di pandora di proteste, scuse e di prese di posizione ufficiali. Da
una parte, il sistema dell’informazione schierato compatto a difesa
della libertà di stampa. Dall’altra, il mondo arabo-islamico
e quella sua parte che fa leva sulla rigidità religiosa come
principio identitario. In mezzo, un mercato di voci, spesso contraddittorie.
Tutto
cominciò il 30 settembre scorso con la pubblicazione delle vignette
satiriche sul danese Jyllands-Posten, riprese il 10 gennaio 2006 dal
Magazinet, periodico norvegese di ispirazione cristiana. La protesta
araba non si è fatta attendere: nella religione islamica, infatti,
è assolutamente proibito riprodurre, in qualsiasi modo, l’immagine
del Profeta. Figurarsi poi quando se ne fa una caricatura. Ci fosse
la sharia in Danimarca, gli autori della pubblicazione sarebbero
già nei guai. Lo sanno bene i membri di “al-Gourabba”,
un gruppo fondamentalista con sede a Londra, che pochi giorni fa hanno
annunciato: “I danesi dovrebbero badare a quello che è
successo a Van Gogh”, ricordando la morte del regista olandese,
autore di un cortometraggio sulla condizione femminile nel mondo islamico,
considerato “impuro”.
Il caso delle vignette diviene di dominio pubblico e travalica i confini
scandinavi. A Parigi, mercoledì, il direttore del France Soir,
Jacques Lefranc, viene sollevato dall’incarico dal suo proprietario,
il franco-egiziano Raymond Lakah. Lefranc è colpevole di aver
pubblicato le vignette satiriche. Il giornale, il giorno dopo, esce
col titolo “Voltaire, aiutaci, sono diventati matti”. Anche
il successore di Lefranc si dimette. Il France Soir, viene così
additato come giornale “infedele”, tanto che Marocco, Tunisia
e Algeria ne vietano la pubblicazione. A Gaza, intanto, i miliziani
legati alla Jihad Islamica e al braccio armato di Fatah salgono sul
palazzo dell’Unione Europea e sparano colpi d’arma da fuoco
in aria, per protestare contro Danimarca, Norvegia e Francia. “Tutti
i cittadini che lavorano in queste ambasciate – annunciano i miliziani
– saranno considerati obiettivi”. Per tutta risposta la
Norvegia decide di chiudere le sue rappresentanze in Cisgiordania. All’interno
del mondo arabo-islamico la risposta è univoca. Siria e Arabia
Saudita richiamano i propri ambasciatori dalla Danimarca. La Libia chiude
la propria sede diplomatica a Copenhagen. E su tutta la linea si annuncia
il boicottaggio dei prodotti che vengono dai paesi scandinavi: già
da ieri nei supermercati della catena “Carrefour” in Qatar
non si trovano prodotti danesi sugli scaffali. In Pakistan, ieri, centinaia
di studenti sono scesi in strada al grido “Morte alla Danimarca”,
“Morte alla Francia”. Oggi a Giacarta, in Indonesia, trecento
estremisti musulmani hanno attaccato l’ambasciata danese per ritorsione
contro le caricature di Maometto, sono entrati e hanno bruciato la bandiera
rosso-biancocrociata.
I governi europei hanno provato a calmare le acque. Il vice-presidente
della Commissione europea, Franco Frattini ha definito la pubblicazione
delle caricature “poco opportune”, ma poi ha detto che non
si può rinunciare alla satira, “che sostituisce le armi
e la violenza”. Non è certo dello stesso parere il primo
ministro turco Tayyip Erdogan: “Dovrebbe esserci un limite alla
libertà di stampa”.
La libertà di stampa. A sostenerla e difenderla, tutti i giornali
e le televisioni europee. Se Reporters sans frontières si limita
a un semplice “appello alla calma e alla ragione”, Bbc e
Tf1 hanno mostrato le vignette incriminate nei loro telegiornali; in
Belgio il giornale Le Soir ha pubblicato un quadrato vuoto con la frase
magrittiana “ceci n’est pas Mahomet”; Le Monde, oggi
ha piazzato in prima pagina un disegno di Plantu, il più noto
vignettista francese, con la faccia del Profeta, realizzata con le scritta
ripetuta della frase “Non devo disegnare Maometto”, quasi
una citazione del “criminoso” film di Van Gogh.
E in Italia? Naturalmente tutti i media e gli opinion makers si sono
schierati per la libertà di stampa e il quotidiano di Vittorio
Feltri, Libero, oggi è uscito con alcune delle vignette “infedeli”
in prima pagina.
In Italia quando si parla di libertà di stampa e di satira danesi
tutti sono d’accordo.
(3 febbraio 2006)
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