Urbino, 3 febbraio 2006

RELIGIONE E LIBERTÀ (DI STAMPA)

Quando nella primavera del 1993 il professor Samuel Huntington scrisse sul Foreign Affairs il famoso articolo “Scontro di civiltà?”, sicuramente non immaginava che la diplomazia di mezzo mondo, prima o poi, si sarebbe accapigliata sul bianco e sul nero di una vignetta. La pubblicazione di dodici caricature di Maometto sul quotidiano danese Jyllands-Posten ha aperto un vaso di pandora di proteste, scuse e di prese di posizione ufficiali. Da una parte, il sistema dell’informazione schierato compatto a difesa della libertà di stampa. Dall’altra, il mondo arabo-islamico e quella sua parte che fa leva sulla rigidità religiosa come principio identitario. In mezzo, un mercato di voci, spesso contraddittorie.

Tutto cominciò il 30 settembre scorso con la pubblicazione delle vignette satiriche sul danese Jyllands-Posten, riprese il 10 gennaio 2006 dal Magazinet, periodico norvegese di ispirazione cristiana. La protesta araba non si è fatta attendere: nella religione islamica, infatti, è assolutamente proibito riprodurre, in qualsiasi modo, l’immagine del Profeta. Figurarsi poi quando se ne fa una caricatura. Ci fosse la sharia in Danimarca, gli autori della pubblicazione sarebbero già nei guai. Lo sanno bene i membri di “al-Gourabba”, un gruppo fondamentalista con sede a Londra, che pochi giorni fa hanno annunciato: “I danesi dovrebbero badare a quello che è successo a Van Gogh”, ricordando la morte del regista olandese, autore di un cortometraggio sulla condizione femminile nel mondo islamico, considerato “impuro”.
Il caso delle vignette diviene di dominio pubblico e travalica i confini scandinavi. A Parigi, mercoledì, il direttore del France Soir, Jacques Lefranc, viene sollevato dall’incarico dal suo proprietario, il franco-egiziano Raymond Lakah. Lefranc è colpevole di aver pubblicato le vignette satiriche. Il giornale, il giorno dopo, esce col titolo “Voltaire, aiutaci, sono diventati matti”. Anche il successore di Lefranc si dimette. Il France Soir, viene così additato come giornale “infedele”, tanto che Marocco, Tunisia e Algeria ne vietano la pubblicazione. A Gaza, intanto, i miliziani legati alla Jihad Islamica e al braccio armato di Fatah salgono sul palazzo dell’Unione Europea e sparano colpi d’arma da fuoco in aria, per protestare contro Danimarca, Norvegia e Francia. “Tutti i cittadini che lavorano in queste ambasciate – annunciano i miliziani – saranno considerati obiettivi”. Per tutta risposta la Norvegia decide di chiudere le sue rappresentanze in Cisgiordania. All’interno del mondo arabo-islamico la risposta è univoca. Siria e Arabia Saudita richiamano i propri ambasciatori dalla Danimarca. La Libia chiude la propria sede diplomatica a Copenhagen. E su tutta la linea si annuncia il boicottaggio dei prodotti che vengono dai paesi scandinavi: già da ieri nei supermercati della catena “Carrefour” in Qatar non si trovano prodotti danesi sugli scaffali. In Pakistan, ieri, centinaia di studenti sono scesi in strada al grido “Morte alla Danimarca”, “Morte alla Francia”. Oggi a Giacarta, in Indonesia, trecento estremisti musulmani hanno attaccato l’ambasciata danese per ritorsione contro le caricature di Maometto, sono entrati e hanno bruciato la bandiera rosso-biancocrociata.
I governi europei hanno provato a calmare le acque. Il vice-presidente della Commissione europea, Franco Frattini ha definito la pubblicazione delle caricature “poco opportune”, ma poi ha detto che non si può rinunciare alla satira, “che sostituisce le armi e la violenza”. Non è certo dello stesso parere il primo ministro turco Tayyip Erdogan: “Dovrebbe esserci un limite alla libertà di stampa”.
La libertà di stampa. A sostenerla e difenderla, tutti i giornali e le televisioni europee. Se Reporters sans frontières si limita a un semplice “appello alla calma e alla ragione”, Bbc e Tf1 hanno mostrato le vignette incriminate nei loro telegiornali; in Belgio il giornale Le Soir ha pubblicato un quadrato vuoto con la frase magrittiana “ceci n’est pas Mahomet”; Le Monde, oggi ha piazzato in prima pagina un disegno di Plantu, il più noto vignettista francese, con la faccia del Profeta, realizzata con le scritta ripetuta della frase “Non devo disegnare Maometto”, quasi una citazione del “criminoso” film di Van Gogh.
E in Italia? Naturalmente tutti i media e gli opinion makers si sono schierati per la libertà di stampa e il quotidiano di Vittorio Feltri, Libero, oggi è uscito con alcune delle vignette “infedeli” in prima pagina.
In Italia quando si parla di libertà di stampa e di satira danesi tutti sono d’accordo.

(3 febbraio 2006)

 

Speciale realizzato da:
Luigi Benelli, Luisida De Ieso, Alessia Gizzi, Alice Monni,
Alessio Sgherza, Leonardo Zellino