LO SPIRITISMO

Lo spiritismo ne “Il fu Mattia Pascal” in particolare e nelle opere di Pirandello in generale

Luigi Pirandello

 

Introduzione

Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento si delinea una svolta nella storia del pensiero occidentale : la fiducia nella ragione, nella sua capacità fondativa e conoscitiva, così come era stata sentita dal Positivismo,  viene negata per la prima volta in maniera radicale. Vengono meno al tempo stesso ogni concezione religiosa  e teologica, ogni certezza morale, ma anche quella fiducia nell’arte come momento conoscitivo, espressa dal Decadentismo.

All’inizio del XX sec. si avverte, in maniera sempre più profonda , la crisi di quell’ideale di scienza che aveva la sue origini nel tardo Rinascimento e nella rivoluzione scientifica del XVII sec. In seguito anche alle numerose scoperte compiute alla fine dell’Ottocento, si credeva che fossero state superate ormai tutte le frontiere conoscitive e che rimanesse ben poco ancora da scoprire. Da questa certezza nasceva un atteggiamento assai fiducioso nei confronti dell’uomo e delle sue possibilità, che si traduceva in una visione ottimistica e positiva in tutti i campi. Tuttavia, agli inizi del Novecento, vengono elaborate in campo sia teorico che sperimentale nuovi sistemi che modificano il corpus della conoscenza scientifica: in matematica si afferma la teoria degli insiemi e la crisi dei fondamenti, oltre ad un notevole sviluppo dell’analisi e dell’algebra. Nel campo della fisica si realizza la scoperta dei raggi X e della radioattività, mentre, dal punto di vista teorico Max Plank, con la teoria dei quanti comincia a mettere in discussione il vecchio causalismo meccanicistico, sostituito ora dal concetto di “probabilità”. Successivamente Niels Bohr (1913) formula il modello dell’atomo, basandolo sulla teoria dei quanti. Albert Eeinstein, attraverso il concetto di relatività “speciale” (1905) e “generale” (1916), stabilisce che spazio, tempo e velocità non sono principi assoluti, ma relativi al sistema di riferimento.  Le leggi della fisica classica e le concezioni newtoniane sono così rovesciate, come quelle della matematica, tanto che non si può più parlare di una scienza universale, capace di raggiungere con il suo modello razionale ogni campo d’azione dell’uomo. Con la diffusione delle nuove scoperte gli scienziati cominciano a rendersi conto che le categorie scientifiche non possono spiegare tutto quello che accade nell’universo né, tanto meno, tutto ciò che riguarda l’uomo: l’elemento irrazionale, messo da parte nell’età del Positivismo, in quanto inconciliabile con l’ideologia scientifica, ritorna prepotentemente all’attenzione della società. Termini come “spirito”, “intuizione”, volontà”, “vita”, “azione” diventano le parole-chiave per interpretare la nuova cultura, che contrappone alle leggi meccaniche della materia, ciò che è spirituale, interiore, soggettivo.

Anche l’interiorità umana, però, entra in crisi con Freud, il quale sostiene che l’uomo moderno ha subito tre umiliazioni: la prima, quella cosmologica, quando Copernico ha scoperto che la terra, e quindi l’uomo, non sono più al centro dell’universo, la seconda, di natura biologica, conseguente alle leggi sull’evoluzione di Darwin ed infine la terza, quella psicologica , inflitta dalla psicanalisi, che ha rivelato come l’uomo non sia nemmeno padrone della propria psiche. Freud, infatti, scopre che la psiche umana altro non è se non un campo di battaglia, dove si scontrano forze avverse: viene meno, quindi, l’immagine rinascimentale dell’uomo, visto come equilibrio e razionalità. Nei primi anni del Novecento si affermano, inoltre, orientamenti filosofici di tipo irrazionalistico: alla denuncia dei valori e dei fondamenti del pensiero ottocentesco, rimasta ai margini, ma già evidente in Schopenhauer, si sovrappone la filosofia distruttiva e radicale di Nietzsche, il quale afferma “Dio è morto” 1, sottolineando la mancanza di una verità assoluta e di una religione capace di fornire all’uomo delle certezze. Anche la filosofia di Bergson riprende la tradizione spiritualistica: al sapere scientifico, privilegiato dal Positivismo, contrappone il valore dell’interiorità e dell’intuizione, soprattutto nel modo di vivere il tempo, non più concepito come un insieme di attimi identici in successione rettilinea, ma così come si presenta alla coscienza, e cioè come durata, fluidità, simultaneità.

L’ambiente intellettuale del primo Novecento riflette lo stesso smarrimento avvertito da quello scientifico. L’Ottocento era ormai superato sia nei contenuti sia nelle forme: mentre l’arte del Naturalismo-Verismo aspirava a ritrarre la realtà in tutta la sua veridicità, tramite criteri di rigorosa razionalità e quella del Simbolismo-Decadentismo esprimeva una visione estetizzante del reale, fondata su corrispondenze alogiche, quella novecentesca tende, sul piano espressivo, alla deformazione della vita umana, all’ironia, al grottesco, mentre su quello dei contenuti interpreta la realtà in chiave allegorica e riflette sul contrasto tra ideale e reale, tra vita e illusione, che non lascia spazio a certezze, ma determina nell’uomo una sensazione di casualità, relativismo ed impotenza nei confronti del mondo e dell’esistenza. 

 

1 Friedrich Nietzsche, La gaia scienza, Aforisma 125, Economici Adelphi, 1999.

http://www.erin.utoronto.ca/~jcampana/220/giara.html