_____________________________________________Presentazione
Il Centro studi per la storia del modernismo, la Fondazione Romolo Murri e gli Archivi dei movimenti di rinnovamento religioso e politico dell’Italia repubblicana operano da tempo nell’ambito dell’Università degli studi di Urbino, per iniziativa del prof. Lorenzo Bedeschi e il costante incoraggiamento del Magnifico Rettore, Sen. Prof. Carlo Bo.
Si tratta di organismi sedimentatisi nel tempo e dalla differente configurazione. Il terreno di ricerca sul quale essi sono sorti e svolgono la propria attività è comunque lo stesso, così come il nucleo di studiosi che li anima.
Informalmente costituito nei primi anni Settanta, il Centro studi per la storia del modernismo iniziava nel 1972 la pubblicazione degli annali "Fonti e documenti", i cui indici possono essere consultati nel sito. Al centro delle prime annate della pubblicazione stava la figura del protestante francese Paul Sabatier, le cui carte venivano donate al Centro studi per la storia del modernismo dalla figlia Louise Juston-Sabatier, che in una lettera in data 26 dicembre 1978 al Rettore, così scriveva :
«II me semblerait utile que les chercheurs qui s’intéressent à l’histoire du modernisme catholique puissent consulter toutes ces lettres échangées, par Paul Sabatier, avec tous les représentants du mouvement de réforme religieuse tant en Europe qu’en Amérique. La pluspart de ses correspondants étrangers furent en leur temps des penseurs en vue.
Le geste que je vous propose de faire m’a été suggéré par l’admiration que je porte aux publications de Fonti e Documenti émanées de votre Université. J’aimerais par ce geste de sympathie rappeler le profond et inaltérable amour que mon père a toujours nourri pour votre pays, (celui de Saint François). J’ai hérité de lui cette admiration, et aimerais ainsi reconnaitre par ce don, la dette d’affections de toute ma famille».
La prima condizione, posta dalla donatrice e accettata dal Senato Accademico, imponeva che le Carte Sabatier fossero conservate presso l’Università urbinate e "qu’ils soient visibles pour quiconque le demandera. Je laisse la responsabilité de s’assurer de la chose au Professeur don Lorenzo Bedeschi et après lui au professeur qu’il indiquera à la condition qu’il fasse partie de l’Ateneo urbinate, et continue les études sur le modernisme".
Il Consiglio d’Amministrazione dell’Università di Urbino nella seduta del 10 febbraio 1979 approvava in ogni sua parte, facendola propria, la delibera del Senato Accademico nella quale il Rettore aveva comunicato che «la Sig.ra Louise Juston-Sabatier, figlia dell’illustre storico francese Paul Sabatier, ha deciso, anche a seguito di ripetuti contatti intercorsi con il prof. Lorenzo Bedeschi, di donare all’Università di Urbino tutti i carteggi del padre relativi alla questione religiosa e francescana ».
Il trasporto del materiale dalla Maisonnette, in Francia, ad Urbino avvenne nei giorni 28-30 aprile 1979.
Giunto fino alla metà degli anni Ottanta senza aver regolamentato il proprio vincolo con l’Università, il Centro studi per la storia del modernismo avvertiva come non più rinviabile tale necessità. Si dotava allora di un regolamento interno sollecitando alla Facoltà di Magistero l’approvazione della sua costituzione anche dal punto di vista formale. La richiesta veniva accolta dalla Facoltà di Magistero con la delibera n. 1780 del 27 maggio 1987. La costituzione del Centro veniva ratificata dal Senato Accademico il 24 giugno 1987 e lo stesso giorno dal Consiglio d’Amministrazione dell’Università. Ad entrambi gli atti faceva seguito il Decreto rettorale n. 290/87 del 4 agosto 1987 che, sulla base dell’art. 5 del regolamento del Centro, dal quale risulta che in prima applicazione il Comitato scientifico era designato con provvedimento del Rettore, procedeva alla nomina nelle persone dei Prof.ri Lorenzo Bedeschi, Rocco Cerrato, Stefano Pivato e Alfonso Botti. Il 29 ottobre successivo, sempre sulla base di quanto previsto dal regolamento, il Comitato scientifico procedeva alla nomina del Direttore del Centro nella persona del prof. Bedeschi.
Non molto dissimile, almeno come movente e destinatario, anche la donazione delle Carte Murri. Ancora una volta ad attirare l’attenzione del figlio del leader marchigiano che custodiva l’archivio paterno, avv. Stelvio, era il prof. Bedeschi che con il compiacimento del rettore Carlo Bo, aveva tenuto ancora nel 1967 la commemorazione del grande pensatore politico-religioso sul quale, dopo la scomunica ecclesiastica, era calato un denso strato d’oblio.
Il figlio e i familiari di Romolo Murri, viste le iniziative culturali e l’interesse con cui veniva studiato e riproposto il pensiero murriano presso l’ateneo feltresco, decidevano di affidare al prof. Bedeschi le Carte fino a quel momento conservate nella casa di Gualdo.
Già trasferite le corrispondenze murriane presso l’Università di Urbino, l’avv. Stelvio Murri confermava che questo era il suo volere in una lettera a Bedeschi del 12 febbraio 1992, dove tra l’altro scriveva: "affinché tu possa continuare (com’è mio desiderio) la tua opera di scavo, voglio confermarti per iscritto la mia decisione di lasciare a te tutto quanto è contenuto nella mia biblioteca di Gualdo di Macerata, e possa essere a tuo giudizio di interesse storico. Il lascito è a te - proseguiva la lettera - perché poi esso rimanga stabilmente all’Università di Urbino per costituire un tutto omogeneo (con le carte che ti ho già dato) riguardante l’opera e il pensiero di mio Padre."
Nel frattempo, con atto notarile del 29 febbraio 1989 si era istituita, in Urbino, la Fondazione Romolo Murri allo scopo di promuovere lo studio, "condotto con criteri esclusivamente scientifici e con piena autonomia di orientamento, della figura e dell’opera di Romolo Murri, della sua azione nel contesto sociale e culturale delle Marche, del suo ruolo sul piano nazionale e internazionale e più in generale, del riformismo religioso nell’età contemporanea". A promuovere l’iniziativa erano, nella qualità di fondatori, il Sen. Prof. Carlo Bo e il prof. Lorenzo Bedeschi che destinava alla Fondazione le carte Murri avute. In un secondo momento, in base a quanto previsto dall’art. 7 dello Statuto della Fondazione, il Consiglio d’Amministrazione dell’Università provvedeva alla nomina di un suo rappresentante in seno al Consiglio d’Amministrazione.
Finalmente, nella seduta del 20 marzo 1990, il Consiglio regionale della Regione Marche approvava con la legge n. 233, il "Contributo annuale alla Fondazione e al Centro studi ‘Romolo Murri’". "Detti contributi - recita l’art. 2 della legge - sono concessi alla Fondazione per la promozione dello studio della figura e dell’opera di Romolo Murri, della sua azione nel contesto sociale e culturale delle Marche, del suo ruolo sul piano nazionale e, più in generale, del riformismo religioso nell’età contemporanea; per la promozione e la cura della pubblicazione dell’opera omnia di Romolo Murri; per l’incremento della biblioteca e dell’archivio della Fondazione di materiale documentario e manoscritto; per la promozione di pubblicazioni e per lo sviluppo degli scambi culturali nazionali e internazionali che contribuiscono al progresso degli studi scientifici sull’opera di Romolo Murri". All’articolo successivo la legge stabiliva la concessione di contributi al fine di "approfondire la conoscenza e per la divulgazione del pensiero murriano attraverso pubblicazioni, borse di studio, premi, iniziative culturali, commemorazioni e ogni altra attività che rientri nelle finalità del centro stesso" al Centro Studi di Gualdo.
Per completare il quadro non resta che fare riferimento all’ultimo terreno sul quale si è aperto un cantiere di lavoro. Fin dal 1991, all’interno della Fondazione, si è costituito un gruppo di studiosi con lo scopo di avviare la raccolta di materiali relativi ai movimenti di rinnovamento religioso e politico riguardanti la società italiana nel secondo dopoguerra.
Il Seminario, del quale si dà notizia in altra parte del notiziario, ha precisato la natura dei documenti che dovranno essere raccolti: ciclostilati, riviste locali e nazionali, volantini, libri, lettere e documentazione varia. Sono già stati depositati il fondo Marco Bisceglie e il fondo Mario Cuminetti. Il primo contiene materiali relativi ai gruppi del dissenso operanti nell’Italia meridionale mentre il secondo documenta presenze e attività relative alla Lombardia e al movimento dei "Cristiani per il Socialismo".