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Uniurb al Festival del Cinema di Venezia: Rodolfo Coccioni ha curato la selezione delle terre del “Green Drop Award”

Comunicato stampa pubblicato il 05/09/2018

Venerdì 7 settembre alle 15, negli spazi della Fondazione Ente dello Spettacolo presso la Sala Tropicana 1 dell’Hotel Excelsior, si svolgerà la premiazione del Green Drop Award 2018, Premio collaterale della Mostra del Cinema che viene assegnato dall’Ong ambientalista Green Cross Italia al film che meglio interpreta i valori dell’ecologia e dello sviluppo sostenibile tra quelli in concorso.

Ad assegnare il premio collaterale una giuria composta da personalità del mondo dello spettacolo, della cultura, delle istituzioni, della scienza che si sono distinte per il loro impegno ecologista e per la pace fra i popoli, presieduta per l’edizione 2018 dall’attore Paolo Conticini.

"Per la settima edizione abbiamo voluto richiamare l’attenzione sul tema dei cambiamenti climatici e sui rischi che corrono l’uomo e l’ambiente" spiega il presidente di Green Cross Italia Elio Pacilio. "L’eruzione anche di un singolo vulcano, la plastica negli oceani, l’incidente a una centrale nucleare o ad un sito industriale possono mettere a rischio la nostra sopravvivenza e quella di tante altre specie".

Il trofeo Green Drop, soffiato dal maestro vetraio di Murano Simone Cenedese, rappresenta una goccia d’acqua che contiene ogni anno un campione di terra proveniente da un Paese diverso.

Per questa edizione del premio la terra contenuta nella goccia di vetro arriva dall’Islanda, una delle isole vulcaniche più attive sul nostro Pianeta.

Il Prof. Rodolfo Coccioni, geologo e paleontologo, ambasciatore della “Settimana del Pianeta Terra” e dell’Università di Urbino alla 75a Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia ha curato la selezione di queste terre e ne racconta l’affascinante storia:

“Questa terra nera, basaltica, è stata raccolta in collaborazione con la ‘Settimana del Pianeta Terra' nei pressi del vulcano Laki ed è certificata dal Dipartimento di Scienze pure e applicate dell’Università di Urbino. “Il vulcano lineare Laki è un simbolo straordinario della bellezza e della fragilità del nostro Pianeta”, prosegue Coccioni, “che si è manifestata con una catastrofica eruzione avvenuta tra il 1783 e il 1784. L’8 giugno del 1783, dopo una settimana di scosse telluriche non particolarmente forti, si aprì una gigantesca frattura lunga 24 km sulla quale si allinearono 130 crateri. Dalla frattura vennero emesse grandi colate di lava con spettacolari fontane di lava di considerevole altezza, fino a 1000 metri d’altezza. Il flusso di lava si estese fino a 80 km dalla frattura. La colonna di gas, polveri e cenere raggiunse un’altitudine di circa 15 km, oltrepassando dunque il limite della troposfera, e gli aerosol solforici furono dispersi nell’atmosfera di tutto l’emisfero settentrionale. L’eruzione continuò fino al 7 febbraio 1784. La lava occupò oltre 500 km quadrati e 8000 km quadrati vennero ricoperti da ceneri. In totale vennero espulsi 14 km cubi di basalto, l’equivalente di 6 piramidi di Cheope! L’eruzione ebbe effetti catastrofici in Islanda, dove le nubi di diossido di zolfo e di fluoro emesse nel corso dell'evento uccisero più del 50% del bestiame dell'isola, causando una carestia che a sua volta sterminò circa il 25% della popolazione islandese. Ma gli effetti non si limitarono a questo. Un’inusuale area di alta pressione si stabilì sull'Islanda, facendo sì che i venti trasportassero la nube venefica verso sud-est. Il diossido di zolfo non mancò di causare vittime tra la popolazione inglese. Le vittime totali causate dall'aerosol vulcanico furono, secondo alcune stime, 23.000. I gas vulcanici causarono una serie di anomalie meteorologiche ed episodi climatici inattesi su ben quattro continenti (Europa, Nordamerica, Africa e Asia). La foschia e la ricaduta di polveri sulla Gran Bretagna valsero all’estate del 1784 il nome di sand-summer (estate della sabbia). Gli 8 milioni di tonnellate di fluoro gassoso e i 120 milioni di diossido di zolfo emessi nel corso dell’eruzione andarono a formare sull’Europa quella che fu chiamata la foschia di Laki e il sole si tinse di rosso sangue. L'aerosol di diossido di zolfo causò un incremento del calore estivo su tutto il continente. L’estate del 1783 fu caldissima, la più torrida mai registrata fino ad allora su gran parte del continente europeo: violenti temporali e grandinate si abbatterono sulla Gran Bretagna fino all'autunno. L'inverno che seguì fu uno dei più rigidi nella storia del Paese: settimane di gelo consecutive e 8.000 morti causati dal freddo. La Germania e il resto dell'Europa centrale furono teatro di abbondanti nevicate, che, durante il successivo disgelo, causarono disastrose inondazioni. L'inverno del 1784 risultò uno dei più rigidi per il continente nordamericano, e il più lungo: il Mississippi gelò a New Orleans, portando alla comparsa di ghiaccio nel Golfo del Messico. Gli effetti dell'eruzione del Laki sul clima europeo si fecero sentire anche negli anni successivi. In Francia, nel 1785, si ebbe un surplus di raccolto che determinò una caduta dei prezzi dei raccolti e un conseguente impoverimento dei contadini. Seguirono poi anni con avverse condizioni meteorologiche. L’economia del Paese non riuscì a risollevarsi: povertà e carestia, che possono essere annoverate tra i fattori scatenanti della Rivoluzione francese nel 1789, si espansero.

Come si vede, le vicende umane sono connesse agli equilibri ecologici e ambientali. Si può quindi pensare che il mutamento climatico determinato da evento geologico quale appunto l’eruzione del Laki avrebbe anche ‘preparato e accelerato’ un fatto della storia umana che di solito attribuiamo a cause di tipo economico, sociale e culturale, come appunto lo scoppio della Rivoluzione francese.

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