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In diminuzione gli incidenti e le vittime della caccia

Comunicato stampa pubblicato il giorno 01/02/2021

Anche il 2020 ha visto diminuire gli incidenti di caccia, proseguendo una tendenza già in atto dagli anni scorsi. È quanto emerge dall’analisi fatta dall’Università di Urbino. Infatti, il confronto con gli anni precedenti mostra un trend decrescente per quanto riguarda il numero dei decessi, che sono passati da 18 nel 2017, a 15 nel 2018, a 15 nel 2019 e a 12 nel 2020. Analogamente, anche il numero di feriti si è ridotto passando da 66 nel 2017, a 62 nel 2018, a 60 nel 2019, per poi scendere a 48 nel 2020.

Da segnalare il fatto che nessun decesso si è verificato fra i non cacciatori, essendosi registrati in questo caso 9 feriti. Sia il numero dei decessi sia quello dei feriti appaiono quindi in sostanziale diminuzione.

Tuttavia, il dato 2020 non è pienamente raffrontabile con quello degli anni precedenti a causa delle minori giornate di caccia autorizzate per le restrizioni legate al Covid-19.

Per il periodo che va dal 1° settembre 2020 al 31 gennaio 2021 gli incidenti sono stati 90, con 9 vittime e 45 feriti.

I dati riportati dalla ricerca non comprendono eventi causati da malori, cadute, atti intenzionali o episodi di bracconaggio. Infatti tali cause non hanno a che fare con la pratica venatoria o non sono imputabili all’uso delle armi.

Lo studio, tra l’altro, riporta anche il numero di incidenti riscontrati nel corso dell’anno riguardanti altre attività outdoor, quali ad esempio l’escursionismo (149 morti e 247 feriti nel 2020, per lo più dovuti a cadute in dirupi e burroni), la balneazione (80 morti e 3 feriti escludendo i malori), gli sport invernali (20 morti e 69 feriti) e l’alpinismo/arrampicate (28 vittime).

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