Università degli Studi di Urbino Carlo Bo / Portale Web di Ateneo


A.A. Sede
2020/2021

Obiettivi formativi

STORIA DI GENERE, GLOBALIZZAZIONE E DEMOCRAZIA DELLA CURA -  CORSO DI PERFEZIONAMENTO ONLINE

(corso post-laurea, ma con possibilità di frequenza come uditrici/uditori anche per persone prive del titolo di studio richiesto per l’accesso, vedasi sotto)

PREMESSA

La divisione di genere del lavoro: prospettive storiche

La distribuzione dei ruoli nella nostra società è fortemente condizionata dall’appartenenza di genere: donne e uomini svolgono compiti e lavori in parte diversi. L’attuale divisione del lavoro tra le une e gli altri è l’esito di processi storici di lungo periodo che hanno attribuito in via prioritaria la cura e le attività domestiche alle donne. Le profonde trasformazioni che hanno caratterizzato la partecipazione femminile al mondo del lavoro, in particolare a partire dagli anni Settanta, non hanno comportato una analoga ristrutturazione della divisione del lavoro domestico e di cura, che resta in gran parte svolto dalle donne.

Al contempo, tuttavia, in particolare a causa dell’allungamento della vita media, la famiglia ha ampliato e modificato i tradizionali ruoli di assistenza alle persone anziane, divenendo, in misura maggiore che nel recente passato, datrice di lavoro: nello specifico, datrice di lavoro di assistenti familiari e collaboratrici domestiche, “badanti” e colf. Si tratta di un fenomeno con molti elementi di novità ma che conferma in larga parte l’associazione delle donne con i lavori svolti nella sfera domestica e con il lavoro di cura: le lavoratrici sono in gran parte donne e così come chi si occupa di loro (spesso le figlie della persona assistita).

Anche altri fenomeni contribuiscono a modificare tendenze storiche di lungo periodo. Se per circa due secoli la divisione tra attività svolte nella sfera domestica e attività svolte nella sfera extradomestica si è andata rafforzando, negli ultimi anni lo sviluppo di internet e del mondo digitale ha reso vieppiù possibile e praticato il lavoro da casa: la sfera domestica, anche per questo verso, torna, mutatis mutandis, ad essere un luogo di lavoro retribuito. L’evento pandemico legato al Covid-19 ha imposto una imprevista e rapidissima accelerazione a tale tendenza con effetti verosimilmente di lungo periodo: l’auspicato ritorno alla “normalità” dopo l’emergenza implicherà una normalità diversa. L’emergenza, in ogni caso, ha offerto un interessante osservatorio tanto delle potenzialità quanto dei problemi del cosiddetto smart working.

Globalizzazione, migrazioni e divisione internazionale del lavoro di cura

Le persone che svolgono il lavoro di “badanti” e colf sono in parte rilevante immigrate: oltre a una divisione di genere del lavoro cura si rileva una divisione geografica, legata ai luoghi di origine, resa possibile dalla globalizzazione ma che riflette gli squilibri del mondo globalizzato post-coloniale.

La conoscenza dei processi storici della globalizzazione, della colonizzazione e della sua eredità sono pertanto cruciali per la comprensione degli squilibri e delle contraddizioni della realtà contemporanea. La situazione attuale è l’esito di una lunga storia che va conosciuta per capire come è andata costruendosi la realtà contemporanea, per essere consapevoli delle persistenze da una parte e delle trasformazioni dall’altra, e per valutare correttamente tanto la vischiosità e la forza del passato quanto la portata e la radicalità dei mutamenti recenti. Si tratta di conoscenze indispensabili per voglia raccogliere la sfida di progettare e implementare efficaci politiche di riforma.

Molti dei problemi del mondo globalizzato largamente improntato all’economia capitalistica di mercato sono d’altronde resi oggi particolarmente evidenti dall’evento pandemico legato alla diffusione del Covid-19. La circolazione di persone e merci comporta infatti anche la circolazione di agenti patogeni.

Welfare pubblico e welfare privato

La pandemia mette d’altra parte in evidenza la diversa capacità dei differenti sistemi sanitare e più in generale dei diversi sistemi di welfare di far fronte all’emergenza. Le politiche che limitano i sistemi sanitari pubblici a vantaggio della sanità privata a pagamento, limitano l’accesso universale alle cure ed escludono una parte della popolazione dalla possibilità di essere curata. Se uno squilibrio di questo tipo costituisce sempre un vulnus al benessere collettivo, lo è in misura ancora maggiore e più evidente in un contesto pandemico: nel caso di malattie infettive, infatti, finisce (paradossalmente?) per essere un rischio e per ledere gli interessi anche di chi alimenta l’esclusione di una parte della popolazione dalla possibilità di essere curata. Assicurare la salute e il benessere di ciascuna/o appare insomma funzionale a garantire il mantenimento della salute e del benessere di tutte/i, e viceversa.

 In questa prospettiva, l’analisi comparata a livello internazionale e nazionale dei diversi sistemi di welfare al fine potrà meglio rivelare, nei prossimi mesi e anni, la diversa capacità di assicurare la salute e il benessere della popolazione. Già ora appare tuttavia chiaro che un sistema basato sul cosiddetto “welfare fai da te delle famiglie” da un lato, e dall’altro, la concentrazione della cura stessa in poli sanitari, seppur di eccellenza, e la connessa riduzione dei presidi territoriali, così come la privatizzazione della sanità, impediscono una presa in carico equilibrata e scalare dei diversi livelli di bisogno. Nel caso italiano, la frammentazione dei sistemi regionali contribuisce alla disomogeneità delle possibilità di accesso ai servizi e alle cure, contribuendo a rendere necessaria una riflessione sui possibili interventi migliorativi.

Diritti e benessere

La presenza di fasce della popolazione meno protette rappresenta un problema a molti livelli: contraddice i principi costituzionali di uguaglianza, implica la presenza di persone più esposte alla sofferenza, abbassa il livello complessivo di benessere della società. Al contempo, è proprio dalle fasce meno protette e tra le/gli immigrati, in parte irregolari, che vengono reclutate persone che svolgono un ruolo essenziale per la società: “badanti” che curano gli anziani, alle quali già si è fatto cenno, detti e addette alle pulizie, operatori e operatrici socio-sanitari che lavorano negli ospedali, nelle residenze socio-assistenziali e nelle residenze protette etc.

Genere, luogo di origine, classe sociale, luogo di residenza si intrecciano dando vita a costellazioni diversificate di privilegi da un lato e, dall’altro, svantaggi, forme di marginalizzazione e di esclusione.

Al fine di garantire un benessere diffuso appare fondamentale ripensare e riformare tali complesse costellazioni a partire da una riflessione sui diritti: diritto all’uguaglianza, diritto alla parità di genere, diritto al lavoro, diritto alla salute, diritti delle persone migranti.

Democrazia della cura

In questa prospettiva la riflessione femminista sulla nozione di cura offre stimoli e indicazioni di grande interesse; in particolare la riflessione sulla democrazia della cura: cura delle persone, delle relazioni e dell’ambiente. Tale approccio propone di mettere al centro della vita politica un’idea di cura perseguita, insieme, da tutta la cittadinanza. In un caso come quello italiano, la traduzione di tali stimoli teorici in azioni e politiche potrebbe ad esempio implicare da un lato un ampliamento della capacità di presa in carico del sistema sanitario nazionale, e dall’altro lo sviluppo di una rete di servizi a livello territoriale molto più fitta ed efficiente di quella esistente.

Una prospettiva di questo tipo comporta un ripensamento delle relazioni tra pubblico e privato, famiglie e istituzioni. Potrebbe inoltre implicare il fatto di rivalutare sia il lavoro, finora largamente misconosciuto, delle persone che si prendono cura quotidianamente, gratis dei propri familiari, amici, vicini, sia il lavoro di chi svolge tali attività professionalmente, in qualità di colf, assistenti familiari (badanti), babysitter, prevedendo, tra l’altro, adeguate politiche migratorie in considerazione dell’alta presenza di immigrate/i in tali settori.

Un ripensamento di questo genere potrebbe o dovrebbe coinvolgere i tempi e luoghi di lavoro, nella consapevolezza delle potenzialità ma anche dei pericoli  delle nuove forme di lavoro rese possibili dalle tecnologie informatiche e in particolare dello smart working che rischia di riproporre nuove forme di reclusione domestica, delle donne in particolare, e di radicamento casalingo delle attività di cura, in contraddizione con l’idea  - cruciale nella prospettiva di democrazia della cura - che la cura sia e debba essere una preoccupazione, un atteggiamento, un modo di porsi di tutte e tutti, non solo delle donne. Non una fonte di emarginazione e frustrazione per chi la “eroga”, senza poi poterne godere, ma una attenzione, da parte di tutte e tutti, al benessere collettivo ed individuale, anche a quello chi la cura la fornisce in modo retribuito o gratuito.

OBIETTIVI FORMATIVI SPECIFICI DEL CORSO

Il corso mira a fornire una adeguata preparazione di carattere storico, antropologico, sociologico, politologico, giuridico, economico che permetta alle frequentanti e ai frequentati di comprendere la realtà attuale nelle sue peculiarità contemporanee quale esito di complessi fenomeni storici, fornendo al contempo conoscenze e competenze utili per una progettazione volta a superare i presenti squilibri e a favorire il benessere individuale e collettivo grazie a un nuovo modo di considerare le attività di cura (democrazia della cura).

In questo senso, e più specificatamente, il corso mira a fornire alle.ai frequentanti conoscenze e competenze relative

-    alle relazioni di genere,

-    alla divisione tra uomini e donne del lavoro di cura e di quello domestico ed extradomestico,

-    all’evoluzione nel tempo della sfera domestica come luogo di lavoro e al valore economico del lavoro in essa svolto: lavoro di cura e domestico non pagato svolto da membri del nucleo familiare, in primis dalle donne; lavoro domestico e di cura svolto a pagamento (domestiche, colf, badanti, babysitter etc.; smart working)

-    alla divisione su scala mondiale del lavoro di cura e domestico legata alla globalizzazione

-    alla globalizzazione e agli squilibri del mondo post-coloniale

-    alle migrazioni internazionali e i diritti delle persone migranti

-    al diritto al lavoro e al diritto alla salute

-    alla parità di genere e alle politiche per perseguirla

-    ai rapporti tra welfare pubblico e welfare privato

-    alle politiche pubbliche per migliorare il welfare

-    alla democrazia della cura

In questo senso il corso si rivolge in primis a policy makers, parlamentari, sindacaliste/i, amministratori/trici, persone impegnate nel terzo settore, persone impegnate nel settore sanitario, socio-sanitario e assistenziale, insegnanti, oltre che a persone di diversa formazione e/o professione interessate alle tematiche del corso.

La formazione acquisita durante il corso potrà essere spesa nella programmazione e realizzazione di politiche e interventi specifici a vari livelli (locale, regionale, nazionale, europeo) in un quadro progettuale di ampio respiro, con la consapevolezza della profondità storica dei processi in cui tali politiche e interventi si inseriscono e la capacità di considerarne gli effetti di medio-lungo periodo.

Il corso si terrà da ottobre 2020 a giugno 2021 e prevede 108 ore di lezione online.

Studentesse e studenti avranno accesso ad una piattaforma internet, potranno seguire le lezioni in streaming e fare domande alle/agli insegnanti.

I materiali didattici verranno poi resi disponibili per lo studio individuale.

ll corso si articola in 3 moduli di 9 settimane ciascuno, per un totale di 27 settimane.

Ogni settimana ci saranno 4 ore di lezione, quindi 36 ore per ogni modulo, pari a 6 CFU (crediti formativi).

È prevista la preparazione di un elaborato finale, pare a due CFU.

Complessivamente, dunque, il corso prevede 20 CFU.

Per legge, ogni CFU corrisponde a 25 ore di studio (lezioni + studio individuale)

Le lezioni si terranno il venerdì pomeriggio; in linea di massima prevedono 2 ore tenute dal/la docente titolare, e 2 ore seminariali con esperte/i invitate/i che interverranno sul tema.

Le lezioni saranno in italiano; verrà assicurata la traduzione degli interventi di persone esperte straniere.

In dettaglio, i moduli e le materie di studio sono i seguenti:

Primo modulo - Prospettive storiche - 36 ore di lezione - 6 CFU                                      

Storia di genere

Storia delle donne e storia delle identità di genere

Storia del lavoro in prospettiva di genere

Storia del lavoro domestico e extra domestico

Storia delle migrazioni in prospettiva di genere

Storia dei diritti in prospettiva di genere

Storia del welfare pubblico / privato

Storia della nozione di cura                                                                                               

Secondo modulo - Prospettive antropologiche, sociologiche, politologiche - 36 ore di lezione - 6 CFU

Antropologia di genere, delle migrazioni e interculturalità

Pensiero politico della globalizzazione

Genere, lavoro e partecipazione sociale

Politiche del welfare

Comunicazione pubblica, istituzionale e sociale

Terzo modulo - Diritti  - 36 ore di lezione - 6 CFU

Diritto del lavoro

Diritto delle pari opportunità

Diritto alla salute

Diritto della salute e della sicurezza sul lavoro

Genere, diritti ed economia                                                          

Prospettive internazionali

PROVA FINALE E RILASCIO DEL TITOLO

La prova finale consiste in una tesina scritta (2 CFU).

Frequentanti: Al fine del rilascio del titolo, la frequenza da parte delle/degli iscritte/i alle varie attività del corso è obbligatoria per almeno 2/3 di ciascuna delle singole attività didattiche.

A conclusione del corso, le/gli iscritte/i che abbiano frequentato le attività previste e svolto con esito positivo la tesina otterranno un attestato di partecipazione corredato dell’attribuzione dei crediti universitari acquisiti.

Uditrici e uditori non sostengono alcuna prova e non conseguono crediti (CFU). Al termine del corso viene loro rilasciato un semplice attestato di partecipazione.

 

Il corso è organizzato dall'Università di Urbino Carlo Bo in collaborazione con la Società Italiana delle Storiche (SIS) e e con l’Ufficio per l’Italia e San Marino dell'Organizzazione internazionale del lavoro/International Labour Organization (OIL/ILO).

Esperti ed esperte della SIS e dell'OIL/ILO terranno lezioni e seminari nell'ambito del corso.

Iscriversi a Storia di genere, globalizzazione e democrazia della cura

Accesso
Corso ad accesso limitato
Posti
60 posti disponibili
Ammissione
Termine utile per presentare la domanda di preiscrizione / ammissione: 09/10/2020
Indicazioni

I  titoli di studio per potersi iscrivere al corso sono i seguenti:  diploma universitario, laurea triennale, laurea specialistica o magistrale, laurea vecchio ordinamento.

Il corso viene attivato a seguito della pre-iscrizione di almeno 25 persone e prevede un massimo di 60 persone.

E' possibile seguire il corso anche come uditrici e uditori:  sono ammesse a frequentare i corsi in qualità di uditrici e uditori anche persone prive del titolo di studio richiesto, fino a un massimo di 12 persone, ammesse in base all'ordine di preiscrizione.

Le persone in possesso dei requisiti previsti saranno ammesse in ordine cronologico di preiscrizione, fino al raggiungimento del numero massimo dei posti disponibili.

La pre-iscrizione è gratuita e va fatta entro il 9 ottobre 2020.

La domanda di ammissione, compilata e firmata, con allegata l’eventuale documentazione richiesta e la copia di un documento di riconoscimento valido, dovrà essere inviata, in un unico  file formato pdf, all'indirizzo di posta elettronica: corsi.postlaurea@uniurb.it entro la data di scadenza (09/10/2020), salvo proroghe.

La modulistica incompleta non verrà accettata.

L'elenco degli ammessi sarà pubblicato entro il 12 ottobre 2020. Gli ammessi al corso dovranno iscriversi entro il 16 ottobre 2020.

La domanda di iscrizione non deve essere inviata, l’Ufficio provvederà ad acquisirla direttamente dal sistema.

I candidati che non perfezioneranno  l’iscrizione entro la scadenza  indicata decadranno dal diritto.

A norma del DM 270/04 ad 1 credito formativo corrispondono 25 ore di impegno per studente, compreso lo studio individuale.

Ai sensi dell’art. 75 del D.P.R. 445/2000, qualora l’Amministrazione riscontri, sulla base di idonei controlli, la non veridicità del contenuto di dichiarazioni rese dal candidato, il dichiarante decade dai benefici eventualmente conseguiti dal provvedimento emanato sulla base della dichiarazione non veritiera.

Modulistica
Modulo di ammissione
Iscrizione
Puoi iscriverti dal 12/10/2020 al 16/10/2020 . Tramite la procedura online puoi iscriverti al corso ed effettuare il pagamento della contribuzione con PagoPA.
Iscrizione online
Iscriviti online Guida all'Iscrizione online
Contribuzione

Tassa d'iscrizione: € 1.000,00 da pagarsi come segue:

  • prima rata: € 600.00 entro il 16 ottobre 2020
  • seconda rata: € 400.00  da pagarsi entro 18 dicembre 2020.

Uditori: € 750,00 da pagarsi con versamento unico all’atto dell’iscrizione entro il 16 ottobre 2020

I versamenti devono essere effettuati utilizzando la modalità disponibile alla voce “pagamenti” del menù a sinistra della pagina web personale dello studente.

La quota è al netto delle spese bancarie. Il contributo di iscrizione è comprensivo delle spese per imposta di bollo e copertura assicurativa. I contributi saranno restituiti solo in caso di non attivazione del Corso, esclusa l'imposta di bollo.

Nel caso in cui il contributo di iscrizione sia pagato da persona diversa dall'interessato o da una istituzione, ente o azienda, questi ultimi dovranno provvedere a versare l'importo secondo le medesime modalità e tempistiche sopraindicate, pena la mancata iscrizione al corso.

Rientrando il corso nell'attività istituzionale dell'Ateneo il contributo di iscrizione resta al di fuori del campo di applicazione dell'IVA, pertanto non sarà rilasciata fattura.

Richiesta informazioni sulla didattica del corso

Organizzazione

Il corso è diretto dalla Prof.ssa Raffaella Sarti.

Le lezioni e i seminari saranno tenute dalla Prof.ssa Sarti, da altri docenti dell'Università di Urbino e di altre Università Italiane ed estere, da esperti dell'Organizzazione internazionale del lavoro / Internazionale Labour Organization (OIL / ILO).

Contatti
Raffaella Sarti
  raffaella.sarti@uniurb.it

Supporto per immatricolazioni e iscrizioni

Segreteria
Ufficio Dottorati - Post laurea - Esami di Stato
Via Veterani, 36 - Urbino
Orari di apertura
Dal lunedì al venerdì dalle ore 9.30 alle ore 13
Contatti
 Tel. +39 0722 304631 / +39 0722 304634 / +39 0722 304635 / +39 0722 304632   corsi.postlaurea@uniurb.it

Condividi


Questo contenuto ha risposto alla tua domanda?


Il tuo feedback è importante

Raccontaci la tua esperienza e aiutaci a migliorare questa pagina.

Il tuo 5x1000 per sostenere le attività di ricerca

L'Università di Urbino destina tutte le risorse che deriveranno da questa iniziativa alla ricerca scientifica ed al sostegno di giovani ricercatori.

Posta elettronica certificata

amministrazione@uniurb.legalmail.it

Social

Performance della pagina

Università degli Studi di Urbino Carlo Bo
Via Aurelio Saffi, 2 – 61029 Urbino PU – IT
Partita IVA 00448830414 – Codice Fiscale 82002850418
2020 © Tutti i diritti sono riservati

Top